
Miriam è incapace di amare sè stessa, mi ha chiesto di poter lavorare con il corpo perchè ha un gran bisogno di liberarsi...e vuole che danziamo insieme. L'accompagno ed il gesto comincia a trasformarsi, liberando il movimento, passando da uno stato di cristallizzazione ad uno di totale dissoluzione. Miriam ha necessità di lasciar andare quei cronici sentimenti di inadeguatezza e di aderire alla vita, quella quotidiana. Il suo è un moto evolutivo, proviene dall'anima che si accanisce contro ogni tentativo di voler ricomporre razionalmente un destino esistenziale che resiste immodificabile. Sogni, fobie, di un passato lontano, della sua infanzia, del suo presente, tutto è ossessivamente condensato in un io narrante che stavolta cede lentamente il posto alla magia della danza ed in essa abbandona quel divorante senso di colpa che la tiene distante, ad un passo dalla conoscenza di sè e dall'accettazione consapevole della vita. Danzare è una forma magica che vive da sempre con l'umanità, conduce alla trance e all'estasi, all'esperienza con il divino, alla fusione con la propria essenza segreta. Ed ecco che qualcosa affiora dal profondo e si suggella nei versi che ho chiesto a Miriam di trascrivere al termine della sua straordinaria esperienza:
"Avanzo pura nel tempio,
nella nudità del corpo che si immerge nelle acque sacre
fonte di eterna rigenerazione e vita.
Riemergo e sono una dea,
sono amata e adorata,
sono piena d'amore dentro e fuori di me.
La mia veste è bianca e oro,
rifulge di luce intensa e di iridescenti riflessi,
fecendo intravedere a tratti il corpo armonioso
e radioso di luce irradiante e benefica.
Sono Vergine e sono Madre,
sono Figlia, Amante e Sorella,
sono Compagna e Amica,
sono Serva e Regina,
sono tutto ciò che una donna potrebbe desiderare di essere
e tutto quello che un uomo dovrebbe ritrovare."
30 maggio 2010
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